| SPEDIZIONI INTERNAZIONALI Umore: artistico Categoria: Scrittura e poesia FREE EXPERIMENT OF ITALIAN LITERATURE THOUGHT-POETRY 1. NATURA SUAVEOLENS DATURA natura bella luminosa velenosa spinosa suaveolens datura accresciuta nell'indifferenza del bene e del male ondivago serpente a sonagli di cristallo che si lecca le ferite fonde tra le fronde acute delle pampas senza blocchi mentali duri con la violenza davanti e didietro nella galassia frenata da quale intoppo gravitazionale del terrore e dell'amore figlio del proprio io altrui vincitore dell'attimo fuggevole perduto a mare con la legge del più forte improvvisamente debole carattere e cratere lunare dove le prossime nuvole veleggeranno chiuse su di te formica dello spaziotempo arresa all'evidenza mutevole su di me appresa discendente del sole primo per ultimo minimo astratto su chissà quale conifera di metallo a cavallo di comete alate detterà tavole di leggi non meno eterne dell'energia purissima il più degradato dei fenomeni secondo una scala cosmica ridotta ma la macchina della verità non gli renderà la giustizia perpetua del peso delle azioni leggere come supercorde di uccello- lira sotto il gigaro dei magmi primordiali che ti bagnano i piedi nudi al vapore oceanico della salsedine dove anche i pesci tirano tardi i loro primi geni dissipati al calore del fuoco eterno momentaneo ma spontaneo afferrando per i capelli evoluzioni naturali capovolte da noi mirata per un'altra sorte di universo molto diverso le cambieremo i connotati con la tecnologia fino alla suprema elegia con quale regìa dalla bolgia di lotta e di morte su cui non vigila la sorte interrompendo la catena allungabile dell'eterno ritorno al punto morto superiore dove ben pochi arrivano intatti e pieni di contatti e dove tutti i giochi da fare non sono stati ancora fatti natura datura dove sei tu la mano del gioco è ancora dura ma ora che conosco l'utile inutile del tuo volto stravolto per sempre sorpasserò disinvolto questo lungo infinito dal fiato corto con il lungo salto della tecnologia oltre la vecchia biologia che somiglia più ad un'arpìa che non ad un'opera pia e tutte le feste si riporta via, e così sia. (specimen di poesia-pensiero, 2006) *** THANKS *** to the italian poet FRANCO FOCARDI, evolving this poem "NATURA SUAVEOLENSA DATURA" in a NEW and DIFFERENT MODE - September, 2007 ***** NOTA - N.B.:  Hello Girls & Boys! le poesie-pensiero sperimentali che, quando ho un poco di tempo, aggiungo al blog sono scritte istintivamente, così come veloci mi appaiono e fuggono via dalla mente, e qui presentate non incolonnate, nè, spesso, collazionate, anche xchè, se iniziassi a rileggerle, le modificherei in continuazione, fino a riscriverle. Collezionatele tutte! Chiunque abbia voglia di farle proprie e riprenderle, modificarle, decostruirle e ricostruirle, nonchè rilanciarle nuovamente in rete, è libero di farlo a piacimento, in modo da iniziare a costruire una specie di network letterario che abbia lo scopo primario di fare resuscitare la poesia, la quale oggi somiglia alla famosa bella addormentata nel bosco, e darle nuova vita, sprint, energia, ritrasformata in elegia magari di carattere globale, o, in alternativa, esclusiva, che va bene lo stesso. Fin dai primi anni '80 ho perseguito l'idea di una possibile unione mista tra i mondi della letteratura e della scienza, viventi ognuno di luce propria in universi separati, qui provati in un nuovo ibrido di struttura. Grazie a tutti --- Francesco Martin --- & USHNETWORK MEDIATOOL : info su di me & networks anche su : www.myartprofile.com/ushnetwork e su : http://ushnetwork.spazioblog.it nonchè su : http://artfashionbrandesign.style.it e, per qualche scelta casuale di foto relative al network: www.flickr.com/photos/ushnetwork 2. PROTOTIPO VIRTUALE -> Ha grandi occhi il Ponte di Brooklyn sul naso della Florida umida protoni e antiprotoni accoppiati tra gli animali accoppati degli affreschi del Neolitico immense praterie di cavalli vapore al galoppo sull'Egeo sciroppo cosmico mare scirocco sopra il Marocco con il cappello di Napoleone e l'Australia rana surriscaldata dal sole che sale e discende dalla galassia che pende, dove non sa più niente di niente l'organismo rimasto in bilico riprodotto con l'orgasmo tra il primitivo e il subumano davanti e dietro al superuomo un tempo nano sulla cascata di equazioni differenziali dal resto della foresta sola la somma degli alberi di gomma che sia e non sia per l'abbondanza e la penuria del sistema con tutti i sensi possibili ma privo di senso logico e cieco l'intestino che agisce per primo mentre ti divora vivo attimo per attimo con l'illusione persa dietro i voli empirici delle farfalle e tra macchine da corsa che fanno la ruota come pavoni in cerca d'autore nel nulla raggio gamma vivente attrito radente a bordo dell'Arabia Saudita una vedetta inaudita che cerca vendetta giocando all'intersezione del Polo Nord con il Sud carico della luce balla di paglia in corsa in Corsica dove la roccia morsica nell'estivo clone della stagione un ciclone sopra la nostra magione con il retaggio nervoso del campo magnetico derivato e improntato dall'integrale maestrale di un quantistico temporale e il cervello quaternario fatto caporale dal ribollire magmatico automatico con l'ombrello di ogni giorno che corre bagnato alla pioggia atomica tanto amica quanto nemica dello Sputnik nel labirinto spaziale tra pianeti e meteoriti precipita la cascata del tempo nel Circo Massimo tra pause di oscillazione di figure brevi riprodotte sulle autostrade indotte mentre un ramo della foresta primordiale diventa balena e una rosa una falena in una palma spiaggiata che ha finito di cantare ma vuole ritentare ultima ma prima nell'indifferenza della natura e del traffico sordomuto che ti manda un giornale murale ad ogni angolo dell'ignoto così svelato da un gimnoto trasmesso e urlato dall'apparire in moto fermo schermo ove si nasconde l'automa cellulare armato di scherno nel forte potenziale ermo sempiterno colle leopardiano calle veneziano sull'uomo digitale con fisico animale a geometria esponenziale. 3. RIVIERA DI PONENTE del Sol Levante - vibrano assieme le molecole della notte, l'universo è una botte a 99 dimensioni tra le sette ignote ottave note della terza galassia parallela all'identità del Venezuela per l'amore ricambiato verso la casa aperta dei piccioni viaggiatori fatti di elettroniche nuvole al volo e la clonazione del proprio essere senza bisogno dell'essere tra le forze libere congelate nell'una o l'altra direzione ritirata occupata, prigioniere palle del presente tra il passato e l'avvenire restano supine al risveglio improvviso dei vulcani sottomarini forti di lave spire concentriche spirali galattiche eccentriche e volute di fumo vendute a peso così come volate tra le reti trasformate in sistemi viventi d'immagini da gettare alla prova del fuoco nella geometria del campo magnetico diventato pensiero automatico che dirige i più lontani elettroni dai quali è diretto qui, moto di spin dell'universo intero assetato affamato nell'oceano dimezzato ora nell'affondo dei licheni sulle rocce superficiali e magmi freddi di marmo dal carattere caldissimo nel ricordo breve del lungo big-bang quando l'energia ridiventa polvere urlando nella polvere del gas della prossima stella o nel fruscìo dei gelsomini dall'altra parte della strada meccanica quantistica in alto l'avvertimento di colore e il sapore dello spazio spostato di carreggiata in trecciando il torpore del fascino incantato d'interattivi quarks e nello sguardo del sesso opposto l'input output della bellezza una greca giovinezza per nostra massima colpa il decadimento del mondo senza un lamento così come è e non è il superamento nell'arma della tecnica oltre l'inosabile fatto dall'uomo abile padrone del bene del male a volontà secondo l'inopportuna opportunità la quiete con la tempesta insieme spargeranno un diverso seme mentre stai cancellando il brutto tempo che ti cancella e riscrivi l'infera energia superna in elegia suprema mentre ricade in basso nella trama del mondo brana che nell'evoluzione tanto si ama mentre da solo in allegra compagnia si sbrana. 4. CONTRATTO COSMICO - Litica litosfera mitica per opportunità politica inopportuna genesi una biologica protesi frattura la zolla caracollando l'oceano rimescolando il magma rigenerando la realtà che scopri in grande quantità del moto proprio dare-avere un albero di pere, avere-dare tutti i frutti del mare caduti dalla luna sull'altra faccia scura del cosmodromo risplendente di astri specchiati nella prossima gravità con il cappotto delle forze magnetiche sulle spalle di Giove indifferente alle nostre vibrazioni elettrostatiche non calerà la notte delle statistiche sulla rotazione apparente della memoria immobile orizzonte dell'evento sul carro di Fetonte e nel contratto sociale di sabbia mobile telefono secondo quale visione della televisione pare una verruca doppiata la biologia della natura riprodotta noctiluca soppalco del cervide occhio cellulare falco pellegrino che stampa tracce profonde del volo a vela sul corpo del bacino celeste impero svevo sulla pampa così distesa nella torsione assoluta della natura dissoluta l'universo all'inverso mentre una stella s'è risciolta in un'altra stella e ritorna viva e vegeta e nuova di zecca la sofferenza che crea la differenza di cui non si può restare senza abbondanza e privazione nell'evolutiva stazione per nessun'altra ragione spiega la velocità della luce che supera la lentezza della materia oscura per un momento solo e viceversa quando i continenti sono stati brucati e tutti i pascoli bruciati per chi suona la campana per te domani per altri ancora allora a ripetere tutto quanto il resto della somma divisa che ti sembra bella per abitudine all'attitudine tra il martello e l'incudine abile mano nell'infinito labile a Udine udite il telencefalo acefalo tendine fax da Halifax scartafaccio nel porto ligure ma cosa faccio e non farò sopra il ligustro sotto il faro se tutto è futile utile inutile utensile ruggine reincarnato in un muggine muoviti allora madre terra pachiderma che rivive con lo sperma e l'ovulo garrulo scuotiti forte antica sorte tirata da Lisbona a Canberra piega la faglia di ferro la maglia abbatti la muraglia con un fuoco di paglia apriti in due cielo celato in mezzo alle scorie eliminate spazzate via dal vento della storia impazzita che le riporta all'origine delle specie di cui mi fa molta specie l'origine così poco originale. 5. FOTONICA ORBITA BIONICA - Con un quintetto di radiogalassie nello zaino iperconico della giovinezza e la cosmica brezza sul tetto del mappamondo non mi nascondo allo sguardo a pelle di leopardo della cromodinamica in ritardo nell'alta marea del cielo basso che pianta in asso il sole trave infuocata nell'occhio dell'estate prima colonna dell'immensità priva di vastità dove sono sparite nella sabbia le giravolte dei fiumi africani spartite con l'ultimo dei Mohicani e i sette nani riflessi nei satelliti artificiali tra le foglie morte dei pianeti comuni al tatto terreno con un senso in meno nelle inversioni cromosomiche delle rose libere di fiorire obbligate a rifiorire tra le onde della luce che lo spaziotempo ricuce nel racemo delle passioni cadette costruendo un altro divenire all'imbrunire tra i tavoli da gioco all'aperto di catene montuose in cima ai seni marmorei del vento e le dune sinuose del Sahara dove cresce illimitata l'involuzione della rivoluzione tronco di cono nel dinosauro disperso connesso al panorama mondiale compromesso la cui traccia di acqua pesante persiste nel pozzo nero della coscienza e nella turnazione genetica automatica dei caratteri ricava un'altra storia da mettere in memoria con l'istinto formichiere del sol levante diminuendo l'animale logico a ponente una linea di forza che il salto in alto del leone economico supera adesso batterio in batteria nella corteccia cerebrale delle sequoie con il fattore di crescita incontrollata delle felci primordiali in memoria di una maggiore civiltà riprodotta in fuoriserie aumentando il popolo della chimica organica che l'energia distribuisce a caso in dinamica automatica secondo l'astrale corrente marina sepolta e la fuga della galassie capovolta dove ti porteranno a cena fuori i prossimi capodogli imbizzarriti che cantano e ricontano le onde nel colore acido-base del sale salutando lo sviluppo vulcanico dell'Oceania come un vero Nettuno che si avventura nel mondo dei quanti pigmei giganti tutti insieme a caccia a pesca nei branchi di forti stelle binarie multiple cadenti e nascenti rimbalzate nei candelabri delle gorgonie tese a diverse profondità di gravitazioni asteroidi colorati dai propri istinti clonati dalla fine del secondo principio della termodinamica nemica un inizio dell'indizio come amica la necessità nel relitto ancora vivo del primo secondo semplice subito dopo traboccante di complessità come un koala immobile d'inabile abilità nel calcolo frenetico antico della probabilità labile. 6. SIMMETRICA DELLA COSMICA METRICA - non andartene vastità del fenomeno vattene via numerico noumeno satellitare mare predatore di lampare nell'etere incastrato nel cassetto a sorpresa del nero cielo diamantifero di un carbonico Lucifero sull'aspetto fisico metà bellissimo metà orribile del pianeta una pineta distrutta dal fuoco dell'arsura leccata dall'Atlantico peschereccio spagnolo antico godereccio artico e articolo di Capo Verde che in chissà quale faglia si perde una foglia e una ruga trovata dal centro della terra che erra dietro la muraglia cinese delle ombre coraggiose del passato trapassato a iose dall'occhio cileno di Neruda sui nudi binari delle Ande vagando tra i rami della Via Lattea euforbia marocchina instabile racemo maniaco di grandezza in piccolezza sul manubrio della Tasmania addormentata e sul filo spinato dei linguaggi alla deriva genetica dei miraggi solari raggi nel calcolo improbabile dei solfeggi energetici lampi di nuvolari arpeggi con Paride nei maneggi armato di mitraglia tra le calde sabbie del Niger della prima forma di vita la brodaglia Omero assaggia in chissà quale oscuro carcere del Terzo Mondo tacendo nei carmi scarni sui carri armati che schiacciano il corpo inabitabile di una Venere ultravioletta o sgranando rosari sugli immani massacri vicini e lontani buchi neri in fondo alle tasche del buio generatore di luce avvistando dell'infinito la foce con le mani nulle senza voce scomparendo alla vista del nuovo il vecchio continente è tutto già scritto in tutte le cose da riscrivere, tutto fatto e da rifare il campo elettrico da arare e inseminare sulla porta magnetica della pazienza l'essere sentinella oggi al di quà domani nell'aldilà mentre rivedi il sorriso di Caino della natura tanto amica che ti indica un nemico e a lui indica te stesso effimero papavero come un vuoto a rendere che necessita ma non ha bisogno dell'infinito come un infinito che necessita e non ha bisogno del vuoto da redigere senza nemmeno considerare il bello e brutto voto, tutto a posto sì qualunque sia l'equilibrio dell'accordo segreto astrale in disaccordo nel nulla di un ricordo che scordo e riguardo nella galassia-lupo divorata mentre divora l'astrale zavorra onnivora in un'espulsa cellula rinata libellula fatta dal nulla da piegare come un vento maestrale ferro di cavallo a ritroso rotta la simmetria culla violata la parità finita l'identità infinita senza restare all'eternità foresta in cui non dura nemmeno un giorno tutta intera la festa. 7. LEGGE DELLA FORESTA ELETTRODINAMICA - Aumenta il disordine dello spaziale cardine diritto sul temporale zitto tendine di Achille venduto ad euro mille una biologia salamandra dal volto di supernova che ci cova nella massa mancante delle Pleiadi mentre ci prova come un pesce balestra la materia interstellare lasciala passare beata al pascolo interattivo riprodotto nell'indotto della volta celeste un simmetrico specchio rotto di lunghezze d'onda sul corto raggio della nostra parvenza in Provenza ancora in partenza nel vigore della sorgente elettronica dell'eterna primavera giammai vera sempre densa mela matura in contraddizione con la ragione così distante dal primo secondo prima dell'energia quando i ramarri si gettavano coraggiosi nella mischia degli oleandri e gli anfibi attendevano la pioggia nella scarpata tropicale, le zampe delle gru reggevano forti l'equilibrio lacustre e dovunque si facevano mostre di quasars ecco il granchio violinista di Plutone che tira tardi assieme a Leopardi nel piano adimensionale della nebulosa debole di Orione della vita la canzone scanzonata seduta sulla polveriera della gravitazione universale e nel sale del Mar Morto travasato ancora vivo da un pianata all'altro invasato con le circonferenze dei rapaci sui calmi erbivori come Ercoli e Centauri, Orse Maggiori, Idre di Lerna nella megadiversità ridotta all'osso dell'omologazione globale neutra dei neutrini dove una forma di vita informale viene tentata invano nel sorriso di un caimano con l'ambiente nel codice genetico e quel codice senza leggi nell'ambiente legale la lotta di tutti contro tutti e la simbiosi interessata tradotta agli affari interni di qualunque paese riguardanti il mondo l'agire pratico per l'imperativo teorico dell'imperatore categorico al soldo di tutte le bandiere il bandolo dell'interesse composto idolo fuggevole scomposto nell'occhio nudo della libertà secondo misura, telaio di Penelope da intessere fino alla fine della fine il diluvio universale un maremoto provinciale e un acquazzone provvidenziale sul cappello assente all'ammasso aperto dell'infinito soave chiuso per sempre a chiave. 8. QUANTISTICA EURISTICA - Pesca nel vuoto pieno di caratteri mutevoli malevoli e benevoli pindarici voli un pesce elettrico ancestrale sulla biologica traccia di vita nel galattico maestrale braccio spirale calcolatore di equinozi e solstizi allo stato fondamentale un pitale di brodo primordiale che precipita come un oggetto nel soggetto eguale e contrario materiale oscuro mitilo aggrappato allo scoglio di un altro universo agone nella memoria appena stampata un capodoglio dall'ondata polimerica della scrittura omerica elettronica che si comporta come il caso non necessario a casaccio nel biotopo godereccio che attende della rivoluzione copernicana il libeccio nella veste idrogenata della prossima stella per alta vista panorama europeo sul Baltico in pista sfiorito carattere antico dello spaziotempo rifiorito per gemmazione compie un'azione assoluta la trottola del potenziale biologico stretto binario millenario nelle unità astronomiche da misurare assieme ai giorni trasmessi ascendenti gradini discendenti a centomila gradi nel cielo senza porte e finestre ridenti Clitemnestre piangenti che il quadriciclo evolutivo abbandona al loro destino primo ed ultimo naviglio della fisica circonferenza oltre il fossato della Via Lattea a festa agghindato con un boato dietro lo scambio commerciale il rapido lento tra i Paesi Bassie l'Alto Volta torneremo ancora una volta davanti al rimbalzo delle colpe giocando a tamburello con la Storia dei diritti e doveri e tu dov'eri identità individuale indefinita nella specie dell'uomo sapiente con la calvizie incipiente e nel ritorno della ragione sfinita una regione il pozzo artesiano dell'immaginazione tra idoli della piazza e statue di creta rincretinita ricade la mattina come una neve andina sulla soglia della Porta Palatina capitolata se Ulisse uccide i Ciclopi, Davide abbatte Golia e viceversa al bancone di beneficienza e misericordia con quale concordia concorda un nuovo sociale patto davanti al piatto sempre pieno dell'abbondanza l'arpione della privazione nella discordia trafiggendo il cuore immenso del regno animale e vegetale imballato prezzato e distribuito con il trapianto della potenza nella forma coppia armonica ancella onda e particella torma e tormento nella chimica disarmonica adesiva e repulsiva che ci permette di lasciare un messaggio conosciuto nell'ambiente sconosciuto e trovarne cento nel grande e piccolo circuito integrato del mondo disintegrato che si reintegra mentre dalla porta di servizio passano gli elefanti indiani faticando nell'energia eolica sotto la volontà imperiale di Annibale l'onesta ira di Achille per tutti funesta accarezzando la lira di Apollo vanitosa nella deriva genetica e galattica riprodotta a iosa nel tempo libero non ancora liberato dal morso della morsa del tempo mentre cerchiamo scampo restando e fuggendo via più veloci del lampo. 9. IL CERTO PER L'INCERTO, L'INCERTO PER IL CERTO SCAMBIO - Aumenta la realtà dell'irrealtà e la certezza dell'incertezza nel regime di brezza e l'incertezza della certezza con qualche corazzata sicurezza figlia del dubbio amletico con la scienza imperfetta alla cintola dorata di Atene da Sparta sfigurata dal giogo di antimateria nella materia felice di essere senza il non essere una statua di cera in omaggio alla nuova era se c'era una volta qualche coscienza capovolta allora raccontala giusta la storia perfetta alla gente smarrita che va di fretta se devi potare la ramificazione accresciuta della pura ragione impura nella palude spuria il conto dei vivi e dei morti non torna ma ogni popolo e città contenta oggi s'adorna a festa sulle vette dei grattacieli con quanti grattacapi anche se i problemi si risolvono da soli si sono abbassati i cieli il pane è a buon mercato il gioco è facile nel tutto così difficile con il satellite passando oltre il nostro sole che ritorna sempre in un luogo diverso indifferente cometa ammiccante carta moneta indicante ogni preda da cacciare ogni strada possibile da tracciare con la massima comunicazione incapace di comunicare con chi somiglia alla nostra immagine speculare atomica e molecolare ma dove dopo avere a lungo dormito tra le braccia del mito un nuovo titano ti prende per mano le stelle la luna il sole l'Ontario mescolato nel frasario perfezionato da un falsario che non guarda il calendario cucurbita indiana in orbita mutante orbitale bevendo una bibita gassata di acqua pesante cesellata dalla natura ambita stella pulsante imbevuta di pioggia questo universo era solo una roggia tra le tante in fondo alla galassia a destra e a sinistra in alto e in basso giocando l'ultimo asso in qualche luogo dove le idee senza parole delle foreste sono cotte dalla luce che si sorpassa gli animali lottano per morire per ultimi o per primi con quelle facce di tavole senza leggi conservate cellule mutanti nella floricoltura dei buchi neri che diventano bianchi e senza colore o viceversa ritornando energia chiaroscura su cui scommette il futuro della natura trasparente cristallo uovo deposto tallo dal codice binario proposto a nolo di larve crisalidi pupe e farfalle del bel tempo che fu se altro tempo così sarà se i mille occhi della terra guarderanno ancora le sette bocche del mare rotanti ali compresse nella massa mancante dell'infinito mosso che si è ridotto all'osso tra le radici e le foglie di un bosso. 10. GIOGO BIOLOGICO UNIVERSALE - Giogo biologico universale sulle spalle del Togo che risale e discende evolutive orizzontali scale in verticale, gioco a tre-sette con il morto che ritorna vivo oggi a me domani a te incerto è l'esito del concerto di forze esibito nell'ambiente mai garantito nel reame bisolfito di materia antimateria dal profondo abisso del mare un antenato Latimeria risorto dalla cenere del tempo che fu come una corrida vespertina travestita di belle maniere tra dieci dimensioni le cerniere a lampo con tutta la corporatura denudata in campo e lotta diretta delle forze la cui reazione indiretta è tradotta dalla luce che tutto scuce e ricuce trasformandosi dall'una all'altra specie appena cambia il tempo nel primo canzoniere del sole isola nella corrente magnetica molle pietra della perseveranza di una cometa semiviva giunta dal cosmo disgiunta nè bella nè brutta nè buona nè cattiva, neutra fatta apposta per confondere le regole e diffondere le egoistiche idee non egoiste alla specie umana deleteria della tragica commedia ereditaria, o mangi la minestra del branco che arranca nella natura stanca o salti in alto dalla finestra insieme a Clitemnestra se il destino che fai tu lo faccio anch'io fotone arroventato danzante nel substrato sgangherato che dispera e supera il limite di velocità di sera alla prossima curva evolutiva la caduta rovinosa distruttiva e la genetica deriva libera di autodeterminazione obbligata ad arrangiarsi con quello che trova e inventata per caso necessario che torna sempre sullo stesso binario codice che spesso usa un indice e un obice per il dominio provvisorio degli uni sugli altri come animali remoti forbice tu e il tuo servo muto sempre uguali buoni a tutto e nulla alla riffa naturale con la tariffa economica che ci beffa con l'interessata misericordia dell'alveare misto dove non importa chi sia l'ape regina nell'automatico divenire conservato per milioni di anni e dissipato in un solo secondo se l'erba diventa la stessa capra che la bruca e il lupo della steppa che la sbrana e il sole punto appuntito prima enorme sfera dopo fine a se stesso fin dall'inizio con un vizio di fabbricazione per la finale esplosione incurante di nulla lasciando tutto accadere come gli pare e piace tra elettromagneti entropici e diversificati tropici per tali cellulari corpi frattali sensali automi materiali privi di ali scalando il decimo grado della parete universale non diverso è il panorama della brama, nulla è cambiato tra le mani della brina l'antico inverno è ritornato dall'eterno, te n'eri solo un momento dimenticato rimanendo addormentato che il sonno della ragione genera i mostri sacri e profani che generano il sonno della sacra e profana ragione. 11. ATTENDE L'ATTIMO FUGGENTE IL NIENTE DEL MONDO - Il mondo del niente che non esistendo non mente attende l'uragano di foglie tra le rocciose faglie a ponente la moglie senza doglie bioniche venuta dalle piogge monsoniche della natura in cima al sole la gomena della galassie attive nell'atomico piovviginare e il maestrale diventato maestro di scuola con i buchi nella suola orma rocciosa metamorfica che si crede l'antica Grecia società della lingua esibita e del canto da mettere in conto sul volo del cormorano occidentale messo all'indice dal Corano tra l'acqua fresca del Missouri pescoso di siluri e i gigli fiorentini spaccati tra culturali steccati ti diede da vivere per una manciata di secondi l'Europa sotto forma plantare d'incallito animale dall'istinto ancestrale rupestre stinto nella stilla del magma antiquato pulsante di ricorrenti stelle a valle su praterie marine a monte ha proiettato la geografia del cosmo macchina a vapore concentrato e dissolto della prima scienza inventata per ultima e Galileo nel telescopio con la musica nel motore a scoppio e la pipa dell'oppio per i popoli impopolari alle calotte polari la rete da pesca della memoria da ricucire tutti i giorni insieme nel volto ignoto della natura approssimativa evoluta di tecnica mista per il candore di una nuvola quantica e il rossore del primitivo libero battito sotto la ferrea legge di Tito salendo il montacarichi della ragione pratica tettonica della vigilia scendendo sul cognome della verità il vociare delle vedette lombarde sotto il tiro netto delle spingarde con l'aspetto di pantere felici tra le antere della Via Lattea è sbocciata una brattea melograna data in pegno sul territorio incantato di quarks a forma di pugno e barrito elefantino barricato prima dell'ultima parola antisimmetrica allo specchio di Venere così simmetrico da venerare il venerdì omerico museo dell'aria rimasto in bilico su palafitte sconfitte e polverose letterarie soffitte non ancora sfitte opere maggiori di americhe minori dietro le isole nella corrente dimenticate presto o tardi come bianche rose del deserto armeno fiorite in quantità in assenza di gravità dal ciclo della materia estroflessa dal tutto del nulla totale genuflessa il flutto del bello probabile nel frutto del brutto tempo che fu splendente di luce rifratta e riflessa che risorgendo se ne va non sapendo dove andare tramontando in alto mare. 12. DALLA VITA ALLA STORIA O VICEVERSA - Muta il linguaggio muto ormeggio universale lignaggio della chimica organica illustrata al vantaggio orientata davanti al camino invernale sul bordo del cammino che gli astri precisarono tra cosmici disastri per puro caso a caso ricostruendo con l'evenienza della relatività generale collina capovolta turchina gravitazionale per la filosofia zonale dal setto nasale marino al vocabolo innominabile della libertà nessuno sa dove starà tra di noi nella camicia inamidata di forza elettrodebole degli esseri biologici sul dorso della storia in caduta libera ascendendo dall'idealismo al materialismo e voi evoluti a metà strada con la virgola delle unità astronomiche mutata di posizione conservando disperdendo da punto a capo l'espansione continentale del provvisorio spaziotempo irrisorio assieme alla trireme del brontosauro economico che la usa per la vita pratica arrampicando sulla pertica del palo della cuccagna dove ciascuno perde quello che guadagna senza illusioni illudendosi sempre nella creta dolceamara del sole sempre più solo nel modo di parlare alla morfologia rocciosa delle onde in vetta alle Ande il fronte corrugato del cielo nel ventaglio corallino delle ipotesi ma sempre più tesi sulla scena internazionale con la lancia sotto pancia e lo scudo di Achille facendo scintille tuttavia riscoprendo la pace dei sesti sensi che odora di pece allo scambio interessato di calore dopo la fine tragica del colore la reazione comica di un nuovo inizio nel vecchio spazio con il massimo naturale del vizio raccogliendo il fiore del mandorlo che corre verso la luce immobilizzata dei petali alati senza ali e le doppie curve dei rinoceronti dettate dalla trigonometria nella galleria del vento dove affilerai la solita lingua caduta sulla maniacale mente zodiacale sparsa ovunque della tecnica assoluta in cerca di diversi approdi o solo di formiche istintive che costruirono al centro del nulla senza altro sapere dal basso medioevo dell'alto sentire senza soffrire di antiche cellule maestre dell'arte di trovarsi disperdendosi nell'infinito con una incerta fine certa e quell'armonico stile nel muscolo tensore rilasciato alle correnti delle praterie marine costruendo una zattera riprodotta nell'idea megattera di Zoroastro diventata fatto concreto che ne continua il fato ora mito sfatato dalla macchina migliore fatta suprema dea superna con il sasso della mimica nemica il sesso della musica di adesso la sabbia parlante a vanvera al dettaglio perfetto pendaglio dell'entropia nello scandaglio del suo contrario in arrivo sul secondo universale vivo binario morto senza nemmeno avere un torto. 13. MATERIA DELL'IDEALE - Nella tecnica multimediale clonata dall'istinto animale ritrovi l'irreperibile ideale dirigibile diretto dirigista mentre tutti corrono in pista per vincere e perdere tutta la vita come un vuoto a rendere una salita a pendere nell'arcobaleno della storia trapiantata sul petto della biologia che non ama la bugia di alta qualità calamitata dalla reazione chimica sbagliata e dall'unione sociale sbaragliata nella nuvola di vapore primordiale sfuggita da un caso all'altro per un pensiero scaltro nato dal sorriso delle pietraie sparse nell'universo manifesto di carico scaricato al precipizio dell'intelligenza divisa in tre tra l'utile, l'inutile e il futile con un fucile scarico nel gioco infantile delle felci arboree che con le mani future scheggeranno le selci e cammineranno sui selciati dell'evolutiva palude che t'illude e ti estrude nelle serpentine impolitiche sabbie mobili per le abili rivoluzioni labili mentre il caimano piangente della letteratura tace e acconsente l'ontologico antologico sistema avvitato a monte a valle il motore immobile avviato nel biotopo inviato speciale alla nebbia di un'altro continente non ancora avvistato dalla luna avvisata così tanto e poco calpestata dall'odiata impronta amata giovane di Baltimora armata di coscienza prosperosa messe all'ultima ora ammessa faccia scura di Maputo teatro triste dell'ultimo minuto quando ogni creduto sogno è ricaduto e della battaglia di Haiti non senti più la mitraglia per il canto del poeta inabile e il maglio dell'assassino papabile incoronato dalla trasparenza esatta della scienza ma cosa stiamo rifacendo un ritratto a tutto tondo dal vecchio al nuovo mondo lasciando il logico illogico accadere scatola nera a sorpresa come meglio crede trovando la propria strada impropria sull'onda della probabilità improbabile cercando l'ago nel pagliaio di tutta la possibilità impossibile sul volto del pianeta fossile o giocando alle carte con Napoleone Bonaparte con quale arte ligio al berretto frigio a cavallo del cielo più grigio corpo vuoto della piena evidenza la credenza piena era solo veloce apparenza presa all'amo astuto di una buona filosofica lenza abbi ancora pazienza se in cima ai pensieri del mare non ci sono più balene bianche ma solo lampare per lupanare mentre ancheggiano e bordeggiano le anche delle primarie foreste quaternarie stanche sopra e sotto gravitazionali panche lo giuro è sicuro se è vero che ero solo una nuda scimmia parlante sull'albero del pero, ma che mistero se poi non lo ero nel mondo bianco e nero del falso e del vero. 14. FISICA DEL NULLA - Con la fisica del nulla mentre culla una nube di elettroni sul pube dei protoni speculativa bolla che sembra bella così come è spelonca di spazio nella conca del tempo la brana di un multiuniverso ti conserva come fenotipo di riserva mentre ti sbrana in una storica trama qualunque avviluppato ramarro nelle tredici dimensioni di un padano tabarro portando alto in processione il labaro della Città del Sole sul carro costellazione a reazione della fatica cronica e del lavoro ossuto avuto e dovuto per un soluto solstizio di ridondanza e privazione ambientale baro e onesto solvente della prossima mente autoevolvente atmosfera marziana anch'essa in coro adesso forte più di un toro fin quando avrai trovato il tuo vello d'oro o di argento se mi accontento al caldo di fusione freddo di pressione parziale egiziano sicomoro di cui m'innamoro con i pensieri in divieto di sosta tra le rosse foglie in festa la stagione sposta le frecce dei tempi sul cellulare conclave termodinamico con la clava mentre continua la lotta aperta degli uni contro gli altri armati aspettando il proprio turno in fila indiana davanti alla poesia senza sottana giocando al tavolo della sorte sempre troppo bassa l'alta posta con coraggio lasciando l'agio dell'aggio correndo più veloce il saggio della luce nella metropolitana della fame del mondo assetato inesigibile credito impossibile nel tessuto sociale che attende un altro sensale eppure ai tuoi piedi elastici si è inchinato il mondo intero assaggiando la vita con il peso morto della morte affondando nel fondo la superficie ora meno superficiale ma sfidando tutti e nessuno con l'aiuto della ragione pura pratico gancio ma cencio e chirottero vagante alla cieca nella cultura spazzatura gradinata degradante d'ornata bordura dall'alto cielo verso il basso cesso di cantata lordura nell'isola del tesoro incantata dal primo richiamo della foresta astuta con gaia verzura di cuscuta compiaciuta ridendo adesso o mai più come un gigante diritto e fatto fesso senza nemmeno sentire l'ultima paura fino a quando del sole esploso arriverà nel tuo cuore imploso l'ultima calura. 15. ELETTRONI VAGANTI - Attenzione alla celeste stazione elettroni ovunque vaganti con penne remiganti e becchi affilati d'aquila liquida onda marina come compare a chiunque gli pare e piace ingessato nel vestito contributo garantito con tutto che diventa noia comperando il dolore e la gioia del prossimo giro di giostra all'ultima boa il tuo io unico vantaggio autarchico nell'istinto animale gerarchico assieme a couli che è facendo al mondo nuovo da apripista con il seno bene in vista e un venduto chitarrista all'incanto convegno massmediatico del canto sul cadavere caldo dell'Adriatico attendendo dalla pubblica opinione il retto viatico la ragione del veglione e il torto del giusto capovolto in prigione sul gracale verticale con il grafo del bilancio annuale orafo solingo branco marino e stoccafisso meravigliato sul ciglio dell'abisso peschereccio con la stiva piena cullato dal libeccio nel sabato del villaggio casereccio senza più l'identità del leccio villaggio globale facendo mente locale nel coseno di maggio ameno quindi giugno in volo sul fiore senza spine di rosa un effetto-farfalla si posa all'opposto sesso si sposa giurando di quando in quanto l'amore delle more agghindate il sapore di colla atomica delle prore l'ultimo insensibile dolore cronico delle cronache immerso nello scambio del vociferare naturale evaporato e prolisso circoscritto dalla rete a strascico dell'insieme di distanze astronomiche a numero fisso e variabile nel regime costante di brezza una furba politica abile nella spiaggia affollata la carezza arrostita per il paese del bengodi paranza frollata conserva animale e vegetale di prossima scadenza che crede solo nella credenza e non evolve nella legge della giungla tra le belve ma giace immobile materiale inerte di elastica polvere esplosiva dall'anima plastica agostana estate cosmica caduta stellare precipitazione ricamata filigrana idrogenata di uno dei tanti mondi brana del caso necessario armamentario non necessario ma tubo catodico metodico piovuto dal cielo e ritrasmesso da un un fossato trasformato in guerra di trincea mentre il mondo si bea laddove i vertebrati quaternari cantano e ballano per tutto l'anno sotto l'attenta benedizione delle alte sfere ridendo tutte le sere per il miracolo delle televisione oracolo aggrovigliato con passione all'eternità passeggera di alta e bassa qualità e riprodotta a volontà cercando a tutti i costi quel posto dove eri a consumare il pasto in silenzio al margine dell'immagine sotto la pioviggine ricoperto di fuliggine, con l'incertezza certa dell'origine dell'oberata specie indaffarata a trascorrere frenetica la giornata mentre dal nulla al nulla evolve il tutto particella fondamentale senza fondamenta iniziando subito dal tetto. 16. LUCE DELL'ECLISSI DELLA LUCE - Sempre rimanendo mai nel centro dell'universo che adesso è la nostra periferia con l'eclissi annunciata dei dischi a 45 giri fissi dalla certezza assoluta all'incertezza dissoluta si cambia il passo sulle tracce dell'ellissi dobbiamo essere meno prolissi per evitare collassi, o Via Lattea dormiente negli abissi con il sesso cambiato dei massmedia masso ammassato sul cuore supino uno e trino multiplo della verità diventata vanità mentre aumenta nell'intorno la viltà cerca maggiore vastità il quadriciclo spaziale dell'energia diventata materia con il limite temporale e così accendo il motore nella dissipazione del calore con maggiore ardore crescendo dell'atmosfera il rumore di fondo assieme al sole indifferente che brucia la differenza della popolazione che cresce in superficie mentre scarseggia il pesce e la sete che affligge la metropoli aumentata dal suo stesso peso tormentata andando così di fretta per la via retta senza dare a nessuno retta dal cambio di terza mano alla frizione continentale della fruizione dell'Africa abbandonata a se stessa patata battezzata e fritta nell'olio ricinato per un nuovo benessere clonato con il telaio al cromo standardizzato e l'uomo dei Neanderthal evoluto in tecnologico gnomo addetto alla mutazione degli atomi con il capo coperto di cenere sul monte di Venere spirato sul mantello spiralato del mondo brucato e brucato ma riasfaltato sempre sul canto di una cicala ormai virtuale che non risale sull'albero tagliato della vita che si rigenera ma sorvola una piramide cubica egiziana di autonomi pneumatici consumati automatici abbandonati sul cortile del nobile casato nella globalizzazione accatastato con lo sportello aperto e chiuso sul ridondante orpello e il budello della filosofia senza cappello finestrino bloccato sul divino collagene attrito volvente chimico rapace bombardiere di parole a volo radente tutte le mattine scivolo corto del bene e del male senza nome lungo le strade che hanno nomea con il giudizio sempre cotto al dente canino sul piangere clamoroso dei salici e l'istinto Caino a vivere sempre e comunque delle alici, l'amore delle alci di buon umore e senza scalci per il lavoro sommerso della specie batterica vincente con ancora un disperso Eolo mediorientale infuriato per il capoverso abbandona la pace dei sensi al suo destino senza nemmeno consultare un indovino mangiando noccioline americane e ascoltando tutte le campane, collezionando antiche figurine strane e rispondendo per le rime sparse da riciclare sulla quinta strada in un movimento dada che cambia tutto non usando più la spada e ricomprandole usate ma come nuove nella biosfera che tace eppur si muove sostando sul ponte immaginario di una cosmica nave da carico tutto quello che non mi serve scarico in mare ma tutto serve quando immobile nella fuga delle galassie inseguo della luce oscure tassie di un'altra materia che non vedi ma ti vede così se tutti vanno dappertutto non vado da nessuna parte come un participio presente dell'arte che si fa da parte per se stessa, tanto tutto quello che fai ha la stessa importanza universale anche di quello che non fai, di quello che domani saprai e di quello che oggi non sai. 17. TITOLO TELEFONICO - Tirolo telefonico antistreptolisinico nel pianeta cinico iconografico iconoclasta clinico caso pubblicitario buco nero nel frasario bianco armamentario tra i verdi pascoli del cielo a piombo alla fonda presso l'Argentario una fronda per la statua d'oro scatola a sorpresa sulla Mesa senza alcuna resa all'ondata tsunamica elettromagnetica del dare e dell'avere che mente alla ressa ma non mente alla mente galileiana stessa che cerca una verità soprana persino sotto la sottana eppure comunichi il tutto rappresentato da un incensurabile putto ricoperto di foglie di fico nudo democratico riscoperto libero di fare e disfare la lingua esposta di Einstein come un nervo trigemino parto settimino codice di minio scarlatto di un ritratto rogo sulla pubblica piazza riempita di pizza del libro impubblicabile che il pubblico spiazza e chiede nuova libertà alla volontà della capacità non ora e sempre cecità sordità rassegnazione se la Mongolia ha il mal di gola, la Russia russa la Cina è china l'Iran è molto irato sull'interpretazione semantica del sogno liberista motociclista provetto da riprodurre in provetta sulla terra benedetta con l'aiuto di una staffetta evolutiva dal pesce al rettile al quadrupede al bipede alla bici all'uccello privo di ali all'aereoplano tutto in una mano a tutta selezione naturale innaturale rivoluzione dal basso mondo senza attenzione con l'antico vizio di rifare ogni prodotto buono ancora dall'inizio la natura frena e accelera con il tic della cultura per prima e ultima falce innestando tutte le marce o primitiva felce cresciuta con pazienza sulle rive del Po e del Fiume Giallo ecco un altro tallo che diventerà un cavallo con o senza l'avallo di una cambiale senza scadenza di una lontana semenza al principio della storia vincendo per un attimo la partita elementare dell'istinto spingendo il canto di vittoria oltre il più alto dei cieli che rifiutano l'ascolto essendo tutto capovolto il relitto dell'ambiente sconvolto capovaccaio messo in palio sulla rotta sconosciuta dell'entropia futura arpìa con l'architettura della cromodinamica quantistica che ci riduce in spazzatura di polvere duratura che disperata si richiama da sè ma nessuno risponde tra il campo base e la vetta delle onde al tam-tam della tribù e del branco che occuperà il nostro posto stanco a forza di calci sullo stinco ma in buona compagnia di Giordano Bruno clonato biondo con gli occhi azzurri invano tendendo la mano e chissà se Savonarola userebbe un cellulare Motorola e se lo faremo resuscitare in maniera salutare usando il libero arbitrio dell'arbitro come un nuovo Re Salomone che scioglie in due il nodo gordiano all'infinito che a un certo momento finisce sul sorriso di Cleopatra che si ripete sulla fronte di Frank Sinatra. 18. L'UNICA CERTEZZA - l'unica certezza è il noto numero ignoto dell'universo quinto l'incertezza ma che forte brezza oggi a Cortina d'Ampezzo non mi torna più indietro la rima da un bel pezzo nel calore di reazione una cosmica lessicale purezza e una marezzatura nello spaziotempo combinato dal nostrano trisavolo croato mentre il mondo diventa un boato dove tutto si perde nel rumore di fondo anche tu sessantottesco compagno di strada gattopardesco che non guardi più in cagnesco mentre fai carriera nel giornale della sera o del giorno con quel biglietto senza ritorno e giochi a vincere la posta dello champagne con l'aragosta insieme all'economico eroico inesausto statista gnomico stando attenti che anche la ragione ha la sua santa inquisizione che ci mette sempre in tentazione sottosopra Giove pluvio di mirtilli e rododendri respira l'effluvio dell'universale diluvio di foglia in foglia sbocca e crocca il sottobosco di paglia un brivido sull'autostrada la vita ridotta a frattaglia come un cane abbandonato livido fuoco fatuo vivido fantasma di antimateria non più costretto da questa materia così materiale astro a ponente planetesimo a levante luna turca calante verde collina degli stivali un'altra guerra mondiale se vale la pena ancora di un posto al sole rimasto genetico codice nell'obice comandato dall'orbace ruota del carro armato mordace dove il destino ti ha inchiodato appena nato per una baionetta che la testa da marionetta taglia netta e getta nel camposanto dove rifiorirono versi in forma di viole tra le aiuole dell'amore negato nel piacere annegato nel tempo strampalato nella trincea della marea rossa e nera che su quel confine impera sulle ossa lunghe e corte della morte è maturata un'altra sera all'orizzonte argilloso dove la vita è forte come un bisonte stampato sulle rocce degli eoni tra i castagni nascosti nei marroni e sullo strapiombo dove conoscesti il gusto fresco del piombo come un tributo esoso che ai posteri rimandi per maroso dalla natura immanente ente che più non comandi moroso temporale di settembre caporale dell'otto che sparì nel botto diventando botulino e poggi il fucile al centro del cortile mirando in cima al campanile austriaco baco da seta nei pantaloni tirolesi abaco con i nervi tesi con i sensi offesi sugli scarponi ferraresi ecco ancora i giorni e i mesi gli anni e i danni da perduti pesi affanni con giberna e galaverna della cicogna che da noi più non sverna pezzo di marmo arboreo rampicante quadrumane con l'idea lampante del progresso nel regresso dal Pireo all'empireo celeste da terrestre ma il futuro pedestre dell'umanità sarà solo isolamento per dovuto affollamento assoluto dell'armento senza nemmeno un lamento che si perde nel fuggevole firmamento. 19. TECNICA DEL TRIPUDIO - Con tripudio della tecnica in barba alla mimica mediatica riempi dell'ultima benzina disponibile una tanica sarà forse la prima del moto elettrico perpetuo spirito tuo di guerriero valoroso ridotto ad impiegato volonteroso nell'ufficio corporale officiante arroventato dell'edificio pubblico & privato codone di reazione partitica non differente nell'istinto da formica o da leone sui calli di Venezia vecchia zia moderna diroccata elegante barocca rocca con in mano una picca nel telaio della scocca una scintilla che nella notte universale sola brilla ignota nella deriva cosmica mota allo sportello del nulla chiedendo informazione sul costo della pigione alla stazione evolutiva sulla via della prigione non avendo pagato al dazio della vita lo strazio generoso e divertito con la lama della spada e il canone del cannone per i codici d'onore giapponesi a nessuno arresi all'evenienza dell'evidenza gettata dal mare a riva con buona lenza da Fidenza un monopiatto senza contorno sui conti aperti facciamo uno storno una rotta a novanta gradi verso Grado non so se gradito ospite con l'amico preferito quell'assenso del consenso al consesso del settimo senso intonso ancora il pube mangiando le carrube vendo tube impossibili da vendere ma quando apro il giornale a Rio de Janeiro è sempre carnevale, tolgo un'ogiva dalla gengiva e per la poesia è sempre perpetua risorgiva o forse risorgimento dal proprio basamento tanto è solo tragicomica perpetua lotta sul pianeta malato di gotta braccio di ferro tra chi c'era prima e dopo la prossima rima su nessuna cima in cima con il lobo destro e sinistro menomato nel globale occipitale addormentato da sveglio l'occasione piglio con cipiglio Priamo dal cuore acceso per il tesoro reso da Creso e non ancora preso, l'ira funesta per il buono gratuito non ancora speso, Ettore meno abile quindi sacrificabile sul trono della storia labile labirinto di Omero sotto una pioggia di miliardi mentre s'è fatto tardi dopo la partita il pendolino incendiato da un lancio di petardi e una sfliata di moda sul molo vestito a festa ironica approda, la vecchia scuola è sotto la suola ma un veglione danzante al ristorante ne dice tante differenti e indifferente me ne frego di chi se ne frega oggi baronetto arrogante rampante ieri contado servile umiliato al vescovado con la macchina da corsa e lo sguardo fisso sulla borsa non invocando forse un equivoco del pensiero unico univoco a condizione di ritornare il tutto alla fisica del nulla biunivoco invoco. 20. IL LEOPARDO DI LEOPARDI - Il fatto più logico è che tutto sia così illogico come un gioco scherzi a parte il mondo è una cosa seria che torna in vita dalla materia deleteria per l'uomo lodevole educato meritevole nello sboccato ambiente cresciuto abominevole come un fiore carnivoro sbocciato sul Pangea relazionato alla sua configurazione spaziale di ieri alla corta catena del tempo ritentando la sorte con il gladio sull'arena nè finta nè dipinta che gli diede la spinta e la spunta dei prati fioriti sulla trapunta del sole con la penna e il pene il pane un domestico cane mordente tra le canne spiralate liscie dove si vive bene quasi in assenza di pene con il betacarotene ed il vizio del trizio come qualsiasi tizio sull'inclito caracollare del Karakorum in vetta o alla base di un piano inclinato di fase dove tutto è rinato mentre aumenta la boria dei libri di storia ma nemmeno Serse aveva ogni giorno un paio di scarpe firmate diverse nè l'autoradio con l'autoreverse o l'alfabero Morse con cinque televisioni e un satellite spia nei pantaloni di Pantalone così pantagruelico però più non portando la cravatta, gettando via la nuova giacca una pastiglia di selenio in bocca e ridivento fresco come una bacca in una falsa primavera che sembrava vera tuttavia l'importanza è che l'abbondanza non aumenti sudditanza ma questa è la nuova eguaglianza e allora salta vola e danza con le mani sulla panza Mary Poppins che non scompare sotto l'ombrello nucleare con un altro vestito da sera l'umanità oggi non dispera come una bestia primordiale ferita nell'orgoglio dal prossimo colpo di maglio facendo del cielo un unico taglio e dell'intera conoscenza un raglio dunque dopo un altro sbadiglio ho tuttavia capito l'ordito e allora ordino il piatto più squisito alla giornata una patata dietro la bellica elica nemica sul continente in bilico davanti il domani del giorno del mai, Hanoi, a noi e a voi un sistema industriale in scatola di montaggio nuovo di zecca e per l'inverno una prugna secca facendo salpare corazzate come pantere preparate al decollo mi fa male ancora quel callo cui non cale della città ideale nè la catena al collo adorando il materiale nel meteorico meteoritico sistema analitico della sintesi di un pensiero paralitico ma capace di districarsi con una migliore catarsi tra le braccia lunghe del mare monolito compatto inscatolato in un solo litro un lato aperto a tutte le esperienze e liberate incontinenze un orgasmo garantito impenitente miasmo della critica all'orgasmo della razza proibita e consentita sulla pubblica piazza ove tutto è fatto e non fatto fuori dalla tazza così di ogni rischio indispettito me ne infischio impettito e diritto sulla strada del sapere ridotto a detrito un inchino e un nitrito ben nutrito e pasciuto all'asciutto dopo la tempesta buona del dì di festa nastro adesivo e abrasivo dell'istinto giulivo attaccato all'esistenza più del vischio nella roulette russa della morte tirata a sorte il giusto è ingiusto l'ingiusto è giusto viceversa una traversa al nuovo gusto frusto ciò che è eguaglia quello che non è diventando senza dubbio il più forte fusto cosa ci posso fare meglio non fare meglio non pensare ma nemmeno ragionare perchè l'infinito è fatto così come è sempre senza pace non lo sa nemmeno lui mentre inseguo un raggio di luce che si torce mentre m'insegue e tace. 21. NEW AGE - A tempo di musica per le nostre orecchie benedette dal mare piene e vuote secchie da portare sulle spalle nei ritagli del tempo quello con le palle con le avvisaglie di nuove battaglie tra le spire del serpente monetario a sonagli tamburo europeo di Berlino sotto il rotto muro che ridiventa duro la guerra fredda si riscalda i muscoli ma via da qui ogni qui pro quo con tre civette sul comò in pensione le lampade a carburo il neon è più sicuro con il testo elettronico in testa l'arto bionico l'occhio fotonico il dialetto ionico con lo spillo conico sulla lingua la Thailandia armonica nell'hinterland cento cinesi con le banche in centro e l'albanese diventato borghese il marocchino molto cortese con le mani tese il peruviano forse ancora un poco sinistrese un messicano quasi australiano e l'italiano americano la zagara zingara polacca dalla veste bislacca in giro nella multizazza che impazza e rigenera creando il superuomo maggiordomo diventato donna però non più domo che non temo eliminato il freno inibitorio dell'oratorio un altro terremoto sussultorio della folla è rimasta una frenesia in meno tra le autostrade sovrabbondanti di nuovi migranti in più l'attenzione mancata ai fatti particolari oltre ai problemi dei mercati generali il mito del Mato Grosso così magro come un tempo il pontino agro e il destino dell'umanità distorto sempre con il lungo fiato corto intento alla salva a salve sulla selva dove non esiste più la belva dal polo nord a sud ripreso a nolo cammino da solo ma non volo sul velivolo a buon mercato volo pindarico ancora ricercato intanto addio Federico del cinema dell'anima riminese perfetto entimema ai piedi scalzi dell'energia gravitazionale dritta in diretta messa e dismessa in onda sull'altra sponda sfrecciando l'Uganda come un guerriero adornato nel clima ritoccato la foresta transgenica si pasce come messe eugenica, Bali balla, le Filippine flippano, ammalia la Somalia una Libia ad libitum a gas propano, ma in Paraguay risolveremo forse tutti i nostri guai a causa della piattaforma continentale che viaggia, si scosta, si scontra e spiaggia sulla costa opposta e selvaggia terra di fuoco sul cuoco che non ha colpa dell'insipida polpa e sul pianista che non suona quello che più ci pare e piace come egli vuole siccome si duole tuttavia volendo non vuole arrivare al patto sociale con la nuova era con i buchi nelle suole mentre qualcuno all'infinito si dispera: come mai non è subito sera? 22. AMO ME AMA TE - Fantastico il palinsesto dal pensiero lesto plastico nell'azione giocoliere cavaliere elastico scorrevole nel vento maestrale che piove di stravento nell'ambiente ostico per colpa di una chimica valenza per contatto sociale ho contratto l'influenza e mille giorni mi riposo aumentando il tessuto adiposo da domani con la natura mi risposo e rinasco da una cellula uovo così abbondante elegante interessante passeggera e fuggitiva sulla cosmica locomotiva io amo te tu ami me nel branco collettivo di pesci evoluti così istintivo ma ciò che amo di più è risalire fin lassù al punto morto superiore senza fretta sulla vetta che cresce dell'infinito che decresce in prima linea sul confine del niente tracciato nella mente porto un cappello a larghe tese vivo senza badare a spese meglio il benessere del malessere meglio essere che non essere Amleto non ha più dubbi se Platone esterna ora in televisione la ragione non ha mai una sola ragione nè esiste iniziale e finale soluzione così nella regione tutte le possibili scale impossibili ho salite e scese e sono andato diritto sotto il volto del mondo capovolto e disinvolto tutte le frasi sospese ho finalmente prese e chiuse ma restano aperte le ferite profonde della natura sotto le coperte anche se facciamo nuove scoperte nello stesso fisico scantinato dove il salame è stagionato c'è un autotreno senza freno una rampa di lancio del peso e un solido gancio appeso nel cielo celato scatola a sorpresa dell'universo ipercono gelato tuffiamoci dunque a capofitto con il fine generico del profitto scoprendo un oceano atlantico di risorse così il futuro non sarà più in forse giocando con un cubo e con un tubo per migliorare l'ego infilando la cruna dell'ago dalla superficie al fondo del lago correndo in bicicletta per superare la salita maledetta che diverse nuove leggi all'infinito detta con il pallone sfrenato allontanando la superstizione a colazione un altro continente è franato vincendo la paura con tintarella sotto il sole marinella e duratura abbronzatura su consiglio di una tv spazzatura tarantella tarantolata nella minestra riscaldata dal calore di reazione in bacinella fin dagli anni sessanta all'ora vespertina stampata in cartolina pescando a palpetto neri e bianchi barboni che non avevano alcuna colpa se non quella di esistere nel petto dell'etere lanciando alti gli aquiloni tra merli aerei ieri fruscianti sulle colline del Chianti oggi ricaduti nella distanza interstellare allora brucia l'eternità nell'aldiquà prima che ti bruci lei nell'aldilà dove di ogni biologica faccia non resterà traccia sulla treccia annodata della feccia del tempo più veloce del lampo ecco un marino ippocampo che passa e se ne va a cercare sfogo in nessun luogo assieme a un filosofico atarassico inciampo del giurassico di cui facemmo scempio nel tempio di un grande o piccolo fratello empio di fronte a una politica sorella sempre meno attraente e bella. 23. DODICESIMO VIAGGIO 13°- Meraviglia della scienza e della tecnica tutti in fila indiana in attesa della metropolitana pitecantropi & neantropi con il carrello della spesa fatta e rifatta in coda davanti alla cassa che ha occhi e orecchie per scrutare l'istinto animale che sceglie tra le foglie di ieri oggi di cemento armato con quale detersivo lavare il bucato però è simpatico quel cameriere ma un poco lunatico da un certo tempo mi serve un astice quasi al vertice della specie speciata posa bene la posata sa variare l'insalata spiattella il piatto che non piange non usa le frange l'orecchino ripone nel taschino è paziente davanti al cliente prepotente e meschino e dopo sette ore è libero con chi vuole di andare a fare l'amore è ubbidiente riverente segue tutte le avvertenze sulle strade di Firenze a bilancia e peso è stato stimato imparando ad essere sempre educato sa che chi costruisce il prossimo porto e aereoporto non ha mai torto è capace di zappare il suo il tuo e anche il mio orto e crede che la perfetta perfezione qui e subito sia solo un tentato aborto se volesse un altro mondo differente sarebbe solo guardato un tipo strano e contorto nell'ambiente così abbiente ma il nuovo prodotto preme forte sulle nostre brame a dare conforto l'industria ogni giorno si aggiorna e migliora ancora il meglio il peggio rimane al paggio l'aggio ancora di più al vantaggio la pagella alla damigella sempre in sella al poeta stanco l'ultimo viaggio allora il sabato sera balla con la tua bella che più non bela ma si è liberata dalla catena antica incantata oltre il precipizio del tempo che si può vedere al contrario troviamo nascosto un postulato postumo corollario e un impronunciabile innaturale frasario che non accetta salario non recita rosario non usa calendario universale radioattiva la saliva del monte di pietà che scende a valle di Venezia un indorato calle quadrivio per turisti al bivio tra i canali delle reti pressofuse nell'aria di piombo un rombo al vapore per l'oca giuliva con il gallo incrociata cantando ciarliera comare che cerca un qualunque compare dalle Alpi alle Piramidi volano piralidi con le scatole omaggio di glutammici glutammidi per la maggiore libertà di casta che costa meno di quello che credi all'incredibile popolo dirigibile orientabile gonfiato ad aria che si svaria nell'aviaria come apripista il beato comunista mai stato comunista ora dirigista e direttore del vapore davanti al detrattore che rifiuta di salire sul trattore il luddista diventato buddista e l'intellettuale critico cui è calata la vista del trittico per orgoglio e prestigio sul berretto frigio mentre il cielo è sempre più grigio crocchia la spocchia biscotto friabile dato in pasto al paese inimitabile in un luogo qualsiasi del mondo labile che attende l'estremo sacrificio sarà solo un treno locale fuoco d'artificio che veloce sul binario morto passa e non incassa in relazione a quello che investe restando alla fine del dare avere senza nemmeno la propria veste. 24. CUCINA ECONOMICA - Sul fronte economico della fronte di Bronte è cresciuto un organismo simbionte il movimento della scapigliatura che non perdura radunato nella radura per il pesce fresco che si dibatte da una rete all'altra in un minuto di libertà e l'illusione della felice rivoluzione prossima illusione del mondo con la testa nel pallone e i piedi nella calda impressione delle cose accumulando la roba roboante l'uomo primitivo alla ricerca del diamante mentre mi relaziono con lo strato di ozono tra le merci di buona qualità riprodotte a volontà maltagliati ben cotti brusco bosco di lambrusco a Poggio Rusco e spumante tra le grazie di Bramante solo con l'amante vicino alla cappella c'è la padella del patto sociale sociale e la brace che cuocerà la mortadella una volta per tutte ma prova la paella valenciana con perfetto accompagnamento di Fortana se dell'eternità mi piace la fontana Bentivoglio umbra cucina semplice e fina rara manna che non inganna spaghetti prosciutto e panna ancora un'ombra di Spanna due visioni di carattere moresco dovute al Barbaresco attento al sistema nervoso per un nuovo gioco amoroso da magra e avvizzita affaticata contadina a grassa e opulenta società mai zitta avanti tutta a dritta e a manca giammai stanca ascolta la prossima pubblicità chissà se bel tempo sempre farà ma quello brutto non si vede soprattutto quando chiude i conti sulla pelle dei tonti mentre evolviamo bene dalla Vespa alla Cinquecento al Disco volante è solo un istante chissà cosa direbbe Dante non troppo distante da noi trasportato su un carro attaccato ai buoi con i pensieri fino a ieri profondi e seri dalla dinette alla toilette, oggi sarà meglio osservare tronfie le tette facendo tombola con la bambola gonfiabile della filosofia che è prudente rimettere subito via per garantita sicumera servoassistita scritta a matita trascendente ardente sempre al dente con undici dita ma lascia stare è la sera del Barbera rigetta al domani quella impossibile chimera corri nello spaziotempo che accorre ricostruendo di Babele la torre dannunziano come un marziano piovendo Pinot nero nel pineto dove riposa Pareto dammi quell'hamburger locale londinese stracotto a meraviglia nel globale parapiglia una piadina al crescione che non cresce mai lo chef consiglia infine una spumiglia siccome donde dal forno a microonde fino alle natìe amate sponde tutta la realtà è in forma di onde e particelle tra tre caravelle diventate caramelle per chi non si scompiglia è più allegra la vita con il sapone di Marsiglia lo champagne stappato in felice compagnia dell'uomo sapiente arrapato e così sia nel lusso degli umani pagati pagani trasformati in principi soprani a cavallo del meccanicistico toro meccanico al rodeo dell'empireo settimo cielo celato settimino al galoppo anticiclone sul quinto infero emisfero emiciclo prendendo lo sciroppo nella diffusione della luce svitata decadente decade alla decima ora decimata dalla fame della sete cui non basta in pegno la seta oppure viceversa accarezzando gli ultimi allori privati dei colori pubblici nell'arcobaleno del falso e del vero seno e coseno ero tutte le cose che non ero senza conoscere la soluzione del mistero del solvente e del soluto dell'universo che precipita nel proprio inverso di questo capoverso. 25. PALLA DI APOLLO - Eccoci qua dai confini della realtà subito sotto la linea punto curva del sole chino dal Canton Ticino al divenire prospero di Pechino con l'imbianchino che cancella il passato lavorando duro per il futuro con il business promettente del pomodoro di Pachino moltiplicando l'istinto sessuale del mondo animale dalla deriva del brodo vegetale che non vale la contraddizione nella norma della torma sperduta nella tormenta universale che non lascia nemmeno un'orma ma paga pegno senza incidere un segno nel terrestre regno dal carattere pedestre per la luminosa tassia della nostra galassia juke box all'idrogeno trasformato in elio alato cavallo baio il rendiconto trimestrale di cassa presentato al ballo delle nazioni debuttanti rimasto al buio come un pollo al palo della cuccagna dove chi meno o più investe più o meno guadagna così è chiaro che è scuro il volto di chi ce l'ha meno duro diventando insicuro nel mondo sicuro che porta scarpe di pelle di canguro allora il pendolo di Focault va a fuoco da solo abbattendosi al suolo Poincarè potrebbe rinascere anche a Roverdicrè tra gli sguardi a barca e a sedia dove è assisa la Parca che non ti fila mentre l'intero pianeta in diretta tv grida e sfila all'evoluzione naturale lancia una sfida con una nuova configurazione della passione a fare opinione e un altro conflitto in favore del profitto dall'altra parte il pensiero numerico di Eulero non compreso per intero ovunque risveglia la mente che sbadiglia mentre sempre e comunque sbaglia così sperimento il peso di un diverso accento al carnevale di Cento se ora la matematica vale un poco più della grammatica sfidando Galois all'ultima Gauloises e sacrificando alla letteratura un torinese toro ateniese prima di risalire spartano sul veneziano Bucintoro che senza capire naviga a vista al centro di un buco nero con la testa coperta di alloro non evitando di annegare nell'oro come impegno il disimpegno per tutto quello che non è di attenzione degno con le lettere semiserie andate tutte quante in ferie tra le vetture riprodotte in serie seriale nella regione della ragione artificiale a monte il mito non garantito di Fetonte a valle un mondo senza palle che alle folle racconta balle ma dove infine ci lasci comunque sia la pelle. 26. SESTANTE OTTAGONALE - E' molto importante guardare il look per il capitano Cook oggi che l'America si conquista in Asia e in Africa con la bassa retorica e un'alta teorica mimica che diventa storica logica economica lanciata alla ricerca di una transgenica patata sul Rio della Plata scoprendo quanto il cielo eterogeneoi sia della terra spietato assassino e un amico delfino sia tanto intelligente quanto cretino giocando alla vispa Teresa che saliva in discesa la corrente del Golfo del firmamento mai fermo sul proprio inizio ermo solstizio al passo con i tempi che abbandonano per l'industria promessa sposa i campi restando con il motore della nuova macchina da guerra improvvisamente in panne durante la Battaglia di Canne Pasolini e Pavolini con il nome diviso nella divisa solo da una consonante tuttavia dissonante nel risultato eclatante quando il privato egoista gene del genio è tanto ambìto ma il pubblico contributo assai gradito non vieni riverito se ti presenti senza nemmeno un invito tuttavia anche al contrario ti daranno ignoti dopo l'uso e l'abuso il benservito nell'ambiente indifferente così assopito meridiano assorto nella religione del torto mettendo bene in vista l'ombelico da basilisco sull'obelisco e l'intestino crasso come un Creso a Patrasso con l'asso nella manica a vento della bellezza esposta sul Lago di Carezza mentre si alza la brezza di una nuova giovinezza che si abbassa sul tramonto pirobalistico dell'infinito probabilistico come unica consolazione il materasso a molle variabili della filosofia sotto l'assoluta spadara di Damocle dell'entropia. 27. CARETTA CARETTA - Caretta caretta a riva trasportata dalla carretta del mare davanti alla foce del Po come un Tevere padano a Revere con l'osso di seppia di Montale che rimonta la corrente piezoelettrica dell'infinito piatto rotante dalla voce tonante e la prossima lontra avvistata nel centro di Londra beata feconda gioventù gioconda riprodotta senza limiti sull'altra sponda Euclide tira il codone di reazione ad un nuclide e mi dà del voi se tira il carro davanti ai buoi ma mi consenta quando la perfezione rasenta il detto tra noi mi dà del lei la libertà di espressione dell'Occidente patteggiando con il suo antico nemico tiranno mortale colpita da una scheggia impazzita sullo scenario mediorientale sudario al costo vivo del salario del progresso che rischia il regresso con la primizia della tardizia fino a scomparire nello storico processo in un tempo lasso male non fare paura non avere ma è sempre prudente pararsi in sedere quando si passeggia in mezzo alle svariate cannoniere magari preso e poi gettato come inutile zavorra a mare nonostante il sicuro possesso del telefono satellitare ci vorrebbe il raid di Entebbe più la beffa di Buccari nell'era dei bucanieri per causa causante di matrigna natura con la tigna santissima mamma che t'insegna la stagione della fame e quella della manna con o senza ogni altro addendo nel vuoto ricadendo l'intelligenza facoltà facoltativa cinematica rotativa a retroproiezione simbiosi e scontro di quantità e qualità di tutte le civiltà dietro le spalle di Pessoa assiso in silenzio ad Assisi tra i sorrisi di bulgare rose orientate ad oriente quando lo spaziotempo mena un altro fendente nell'universo cioccolatino fondente che tutto il nostro vociare non ascolta e non sente essendo privo di mente. 28. BIG BANG - Era degli adroni era dei leptoni era della luce della materia quindi l'era dei cafoni che si credettero più forti dei leoni nell'età dello stronzio subito prima dell'eterno silenzio adattata selezione e sopravvivenza di qualunque buona lenza dipendendo la valutazione finale poco dalla capacità poco dalla casualità molto dalla buona frequentazione delle stanze del potere collante con il collare di gesso e le camicie nere che ridono severe ma anche quelle rosse che scavarono in nome della libertà impronunciabile le fosse che ieri qualcuno dalla memoria storica rimosse con un solo colpo di tosse come un imperatore votato dal popolo nel palazzo di Minosse ricreando un Minotauro galleggiante sulle acque del Metauro non avendo niente da perdere se non la fisica del nulla da cui deriva tutto e il niente incapace di nuotare senza un salvagente ma ho tre metri di torace una mascella procace che all'istinto femminile piace un carattere pertinace quasi audace e vicino un dogo argentino aggressivo e vorace dunque lasciatemi vivere in pace nel teatro della guerra in cielo e in terra portando un cappello a larghe tese di fabbricazione cinese mutismo e rassegnazione in unica soluzione da assumere prima di colazione bisogna stare attenti a come si parla disse il tarlo alla tarla giocando a monopoli per le vie di Forlimpopoli e tutto guadagnando non avendo nulla da perdere gonfiando nell'universo a bolle la bolla speculativa della cipolla di Tropea che ha effetti farfalla a Panarea solo in caso di bassa marea ma quello che manca alla capra sopra e sotto la panca stanca è il coraggio della sfida all'ultimo sangue che langue colpito dalla dengue del vanto e della presunzione nell'estrema unzione della furbizia che si trasforma in coscienza collettiva con il gorgoglìo dell'orgoglio più grande di un capodoglio ma un agire da coniglio capace di calcolare ma non di presagire i giorni futuri delle funeste ire complicando la struttura del mondo soldato semplice che vuole solo esistere e basta per resistere all'infinito eppure se abbiamo una speranza è solo la paranza gravitazionale con il dubbio della scienza umile e forte davanti ai libri contabili del fallimento dell'intero firmamento in reversibile movimento che riappare per scomparire in un solo momento irreversibile. 29. INVISBILE VISIBILITA' - Guarda oggigiorno nell'intorno della cellula primordiale che sembra così cordiale ma somiglia piuttosto ad un cinghiale sontuosamente grufolante con in mano un sestante e un surrogato un po' datato imparagonabile di Einstein con la parola dal significato abile mostra a tutti quanti la linguaccia dalla Florida al Barhein facendo a gara con il resto della sociale tara mentre contento mangia la sua parte di focaccia che gli spetta di fatto e di diritto avendo dimostrato di essere il più dritto quando uno che pare Teofilo Folengo menega folaga che di tutto se ne frega alla Corte dei Gonzaga non s'inchina all'imposta manfrina onde per la cui spoglia viva o morta è stata appositamente aperta la caccia in quando prende l'intero mondo a pesci in faccia, occhio poi quel Vate che non ha preso i voti ti dà persino il voto nell'assoluto vuoto del divenire scaltro del tutto che diventa sempre qualcosa d'altro da quello che ci pare e piace come un dentice variabile organismo colloidale con il naso a strascico di Collodi cristallizzato boemo nel Paese dei Balocchi del Bengodi prima e dopo la defenestrazione di Praga dell'alto lignaggio il periodare del largo convenuto vantaggio popolare è ancora in rodaggio nel lento progredire scornacchiato dei cationi sulla cresta del portato universale gravitazionale degli anioni all'anice stellato accelerato dello spaziotempo ritrovato in un vicolo senza uscita scotennato chissà da chi ma quale mistero buffo fin dall'inizio del cosmico solstizio dell'eterna primavera breve era solo un goliardico acrobatico puffo quello che tentava dal trampolino più basso del cielo in alto un tuffo in avanti all'indietro. 30. LEGGE NATURALE - Imperativo categorico dell'illogico logico disobbedire alla legge del più forte libero arbitrio arbitro venduto a rate di cui è più forte il batterio che rende più vivibile e meno deleterio il pianeta sempre in delirio che mette rossetto e collirio tuttavia cauterio non ancora cauterizzato nel decadere energico dell'infinito abbandonato alla costruzione del suo destino sempre più adatto alla distruzione al cenacolo del misfatto continuamente rifatto con quanto inutile oracolo delfico davanti all'ostacolo murato di gomma insuperabile di un solo intoppo di dimensione in ascensione e tutti i premi Nobel in diminuzione sprecati in pausa ricreativa nello spettacolare apparato tentacolare della tecnica mescolata alla futura scoperta per cui la coperta è sempre più corta e piccola da dividere la fetta di torta così allora puntiamo tutto quello che abbiamo sul tavolo verde della divulgazione al volgo che non è poi così volgare nel volgere dal senno di poi della Senna al travolgere del Volga il tutto evoluto da un'alga tanto per farci vedere in tv quasi tutte le sere come la provincia di un paese globale tale e quale ad un frattale sempre uguale che fa un verso sempre diverso persino all'inverso che non vale una cicca appiccicata sotto la cattedrale di una cattedra a clessidra di una scuola con la bacchetta inflessibile tavola di argilla degli elementi in un cestino dei moderni rifiuti abbandonata appena nata da ben noto genitore ignoto spergiuro paguro nel giurassico gimnoto dalla naturale selezione innaturale per ripetere la lezione rimesso in moto dalla mota primordiale. 31. VIOLA DI PARITA' - Viola da gamba della parità violata nel bosco dove il futuro diventa fosco subito prima della nuova vecchia origine già attaccata dalla ruggine nonostante la squilla dell'allerta universale la spilla all'occhiello della materia oscura il gioiello con la partita delle carte al buio e della posta in gioco taroccata nel nome del padre di qualunque Re di Spagna che in ogni caso ci guadagna anche senza la ruota di scorta della saggezza bucata nella natura improvvisata anura che si carbura al massimo nella radura africana a macchia di leopardo mentre avanza per salti improvvisi nel vuoto pieno di qualunque realtà irreale dall'elettrica tensione superficiale profonda magnetica di un bullone dell'evoluzione allentato che teneva insieme il corpo biologico di ballo più bello alla guerra permanente allenato con la mente fluttuante non adattabile di Dante all'autostima allettata questuante con la testata alettata postulante superelaborata dalla nuova generazione petulante allattata con la nulla brutta figura sfigurata alla parata tanto ben preparata e l'entità molto ben conoscibile ma incalcolabile della democrazia esportabile a volontà nella rarità della fraternità umana derivata dal primo uovo di Pasqua che divenne l'isola di una barriera isolante per una nuova specie speciale da percorrere turisticamente in corriera ma anche in carriera felici e contenti esploratori di tutti i buoni sentimenti esposti ai quattro venti effimeri sistemi caduciformi semi dall'acqua alla terra al vento viventi della tentata vendita dei propri eventi corporali effemeridi tra Scilla e Cariddi una scintilla a Città del Messico una tortilla e tutta la nazione riverniciata di fresco brilla di luce propria respirando l'aereosol informativo nuovo specchio per le allodole dal passato remoto al futuro radioso radiatore scambiatore d'invidia e rancore camminando con un piede nudo e solo sull'accesa lava spenta del sogno disteso sopra una valle di lacrime che forse vale la gioia di un momento prima dell'eterno lamento evolvendo l'armento pastorale brucante lo schermo inossidabile bucante tra svariate evoluzioni di svarioni mentre passano gli eoni effimere soluzioni di problemi di fase in transizioni nel cosmo intransitivo invariato con tutte le stelle cambiate sempre sovrapponibili l'una sull'altra ma opponibili alle loro dodici dita opposte che subito esplodono e rinascono senza soste sulle passioni che all'inizio della fine passano campionando le azioni vulcaniche con reazioni istrioniche nella lotta permanente e nella breve pace che non ci piace alla lotta di tutti contro tutti abbiamo dato nuova voce finchè il fiume giallo azzurro della storia troverà una foce con una fauce dalla dentatura perfetta e quella cieca imperfetta falciatrice in mano sul campo appena seminato ma restando sempre qualcun altro in nostra vece, una voce o un dettaglio uno scandaglio un boccaglio qualunque dello spaziotempo dove corrono e si bloccano i rapidi lenti treni d'onda che adesso pretendono di andare in onda forse nell'abbaglio del piacere tecnico che forse libera il mondo dall'immanente rimanente dolore con una piccola aggiunta di calore e l'obbligo permanente di morire rinascere e vegetare sempre all'interno dell'aperto recinto del maremoto universale che chiude i battenti a mezzanotte prima di andare a male con la caviglia legata alla corta catena lunga del secondo principio termodinamico parapiglia generale effimero particolare degli altri universi che attendono il loro turno fuori dalla porta in forma di particolato. 32. SUPERMAN WONDER WOMAN - In visita guidata ai confini dell'infinito che dalle proprie dimensioni ha sconfinato non si trova la soluzione volando al quadrato nè restando in cerchio per cento anni in profonda meditazione sotto un magnetico sonoro dielettrico silenzioso sicomoro con il fuoco di paglia sopra la foglia a perdere a cui di fotosintetizzare non passa mai la voglia attende un altro battimani la mente esibita al Festivàl della Festa con il parrucchino in testa di Venezia Carnivàl la Festa del Festivàl in pattuglia sul canàl a Guadalcanàl sicuramente pensi troppo ecco l'intoppo pluridimensionale con la libera stampa al galoppo nello scirocco appena cambiato d'abito dopo aver preso lo sciroppo dal Marocco alla pampa ha perduto una zampa ora dal trotto al passo attende la solita musica della corale zampogna che durante la salita la rampogna ma senza vergogna un altro autostoppista utopista nell'autopista chiede un passaggio un aiuto gratuito e ad Assago un assaggio di formaggio dopo la O di Giotto riveduta e corretta nel 68 che ha fatto 69 piccoli indiani metropolitani a 95 ottani merito forse del petrolio degli ottomani trasformato in un grifone griffato vestito all'ultima moda con una barca di 300 metri cubici a Sapri approda ma non temete di essere ludici con la vostra libertà di sembrare fuori moda ma più lucidi con in mano quel certificato di sana e robusta costituzione fisica crocifisso all'albo pretorio nell'alba del terzo minuto di esistenza in vita dell'inorganica chimica organica con il colore della natura sempre in calore e le guerre mondiali per ora solo locali l'ombra di Ercole ad Arcore vestito Lebole Tarzan perduto nella giungla del traffico fotonico incomprensibile ma logico Maciste nel mastice dei copertoni buoni per tutte le stagioni facendo passare un lago per la cruna di un ago a Lorenzago nell'agone dell'agonìa generale tra i marosi strepitanti strepitosi dove un'aguglia qualunque cerca sopravvivenza e liberazione e dovunque essendo arrivato senza essere mai partito nell'immobile movimento universale non ancora garantito e sicuro per sempre così come ora amplificando lo spazio del tempo e facendolo maggiore dell'infinito che ora è minore del tempo nello spazio. 33. TORRE ANTICA - Fin sulla vetta della torre antica dell'Africa che ardua fatica l'infinita salita al presentimento di un'altra patria avìta con la costituzione scritta a matita e la costipazione di una sconosciuta malattia contratta sotto l'ombrellone ma che panorama da lassù sotto il solleone non voglio scendere dalle montagne russe sopra le steppe rosse meglio più in alto dell'altissimo empireo Pireo con le redini del cielo eterno libere tra le rondini la pista di atterraggio per un superiore vantaggio oltre la realtà troppo mascherata da viltà e il banco della Banca mondiale scambiato sottobanco con voglia sulla tovaglia apparecchiata di virtù specchiata controvoglia arranco fuori dal coro a Zero Branco eccolo ancora il dazio del tempo e dello spazio per il prestigiatore che ci fa perdere preziose le ore oziose tentando la scalata del proprio successo altrui saltando di là dal fosso ad azzannare da solo o con altri la carne fino all'osso come cani da guardia che si annusano a priori e a posteriori nel territorio libero del politico adulterio con una brutta rogna da risolvere a Bologna e una bella gatta da pelare a Beverare se la mano destra e sinistra dell'autocreazione sono intercambiabili biglie per un serio gioco infantile effimera effemeride sicumera che era ma non era solo desiderio nascosto di fare carriera allora un barbaro passero solitario più non ero sull'albero berbero un'aquila forte americana che mastica gomma arabica per la libica libidine oltre l'argine dell'acredine della storia l'inguaribile raucedine e l'Italia tenuta a balia sull'incudine rigida europea del parametro che cambia unità di misura e metro da dietro il martello e la pila metronotte del Terzo Mondo con il campanello della sovrumana marea nera che batte il tamburello nomade all'incrocio delle ginestre in boccio dal canale del Mozambico l'arrivo imprevisto di un nuovo amico per l'ondata sudata sul sangue versato dell'altra nazione diventata pingue nella certezza dell'incertezza innalza una fortezza della libera immobile mobilità la caparbietà restringe l'ampiezza per te costante barone rampante gelsomino omonimo di un cirro rampicante alla gonna e alla colonna come la spira antisimmetrica di un glicine acido-basico rifiorendo ditirambico nella fase sfasata di un'evoluzione naturale sfiatata che non intendo nel sogno reale con la lama sguainata della morte che doma anche con la forza della vita che ci dona ma non ci regala come il canto non traducibile di una breve cicala fallibile. 34. LIGHT SPEED - A quale velocità relativa un giglio percorre nella relatività il suo quarto di miglio nell'abiura generale della natura che ovunque imperversa per essere sempre da sè diversa l'ordalìa delle forze forti nelle forze elettrodeboli ora si ferma ad Eboli sul fusto di un'annona cherimola che sull'Aniene si autostimola carambola che sorpresa era al contrario una falesia in Indonesia e una legge di Mendel riprodotta vanesia nell'indotto umanista dotto ora che per fortuna Roma non doma più nessuno nè l'uomo morale fatto dalla religione nè quello fatto dalla scienza vale un regno per un cavallo e allora dimmelo tu quello che ha più valore in queste mobili ore da passare e ripassare con i conti svuotati e i valori svalutati i corpi tatuati dai cervelli infatuati e la fatwa oscurantista contro il vignettista che nella vigna semisecca della cultura del terzo millennio è l'unico a non morire di paura mentre nella legge della foresta indica la radura di atterraggio per un maggiore coraggio oltre il peso della colpa del colpo sulla testa del polpo la cui visione del mondo a colori finisce stampata in bella vista sulla lista dei sapori dalla ribalta delle luci dei media con la terza media che tanto per non morire d'inedia propongono una terrena commedia nel calcolo delle probabilità sul futuro scommesso se una renna pascolerà a Ravenna uno squalo nuoterà alle coste di Malo un pesce pagliaccio riposerà nell'anemone ad Ajaccio sperando di non restare all'addiaccio sarebbe un bel pasticcio con o senza ghiaccio per il pianeta sempre più ciccio ma in cura dimagrante dall'esperto di turno ammaliante con un aliante e un maestrante ad Amman così come sull'isola di Caromàn o sul corso del Mekong dove troveranno le impronte di King Kong nell'insieme eterogeneo poliedrico omogeneo poligono di tiro al piccione con una fava in premio aggiunto e variante una capricciosa pizza da consumare senza fretta sul lungomare di Nizza in presa diretta vedetta insonne senza più voglia di vendetta con il titano della tecnica sul cassero del Titanic che mi sta sulla punta del casso sulla Via Cassia allettato dal coro delle sirene del mondo sgallettato felice e contento spendendo la carta privata di credito del pubblico debito. 35 - DITI-RAMBO ECONOMICO - Chissà se prima o poi seguendo Zoroastro eviteremo il globale disastro dove diventa nullo lo stage dei vincenti la rivincita rimandata sine die dei perdenti dietro alla strage degli innocenti e il dovuto ferormone che produce la lievitazone quantificata del fenomeno da baraccone un noumeno che gioca seriamente con il numero a più più meno meno fratto fratto con poco tatto e molta tattica filosofica radice ipercubica forbice della scienza con il forcipe per la tecnica del principe ecco c'è una nazione in meno ma due paesi in più anche a Francoforte sul Meno cui è aumentato il teutonico seno nel coseno antartico gelato squagliato al sole con il senno di poi della Senna che va e viene da me a voi e viceversa eccoci a noi con le mani in mano il naso sopra la bocca nei pressi della Bicocca e il desiderio inconfessabile di un potere incommensurabile la giunta bocciata a procedere disgiunta alla propria spunta nell'ora d'aria inquinata di punta l'ultimo spuntino per il Re di Francia decollato e reincollato a caldo con sangue freddo bleu eppur non si muove nell'eternità che si muove anche se mancano tutte le prove del nove mentre l'atomo piove nel clinamen del certame con un certo gravame rideterminando il prezzo del bestiame allora andate in pace anche a spenta voce intorno la serenata della natura tace e acconsente un'evoluzione a volo radente con la normalità stridente e una cotoletta milanese con insalata caprese una bottiglia bordolese a pagarne le spese chissà chi sarà nel calcolo delle probabilità correre avanti tutta a tutto gas comune idrogeno rarefatto trasformato in elio esilarante appena sfornato dalla stella più bella per darci oggi il nostro pane quotidiano del contradditorio e della contraddizione in addizione tra gli stracci e gli impicci con i pasticci della ragione da Scandicci a Digione tutto quello che rimane dell'antiquata immaginazione è il massimo dell'emozione al minimo comune multiplo denominatore che si ricicla come attore in un film minore ma ciò che scompare di nobile e raro è quello che imparo stracciando il certificato di morte presunta della poesia ma quel Godel veramente ci gode? Ora non più certo di meno diviso moltiplicato o rifratto l'universo piatto che è anche un'ipersfera sfuggita alla corrida mondiale un attimo prima delle cinque della sera lasciando al suo posto una numerica chimera. 36. FLORALIA - E' oggi meno povero il papavero così effimero custode del vero che cambia sempre accanto al versuro che le zolle intacca e spacca con il solo pensiero corrente elettronica nella natura bionica verbena di Verbania cardo slanciato sardo tasso che penetra il sasso nello spaziotempo a spasso con il sesso degli angeli meno spesso e la dea dell'orchidea alla bellezza di Enea il giglio lungo il miglio corto il tiglio che profuma luglio la ninfea sorridente dopo la nera marea e la vite che si avvita nel vivido suolo preso a nolo con il depresso cipresso come lo vediamo noi accanto al cimitero senza vederlo bene quando era un artico torrente linfatico del fondo oceanico come un fiore teorico sulla tensione superficiale ad ore per conquistare la platense ipomea mors tua vita mea ma come fare a risorgere dalla polvere ed evolvere se persino l'indivia prova invidia per la calla che la palude non molla il vilucchio resiste al risucchio spaziale e attonito l'aconito ha un posto garantito nel mondo che si rigenera la quercia non è guercia l'ontano senza onta lascia la propria impronta nolina educata i Cina un buco nel sambuco visitato dal fuco il fico nella foglia sta contorto nell'universo aperto e chiuso sull'anemone colore limone amico del melograno di Lione la clorofilla davanti all'origine della luce cosmica scintilla l'appunta come una spilla d'oro sul petto dell'acqua solenoide poliploide della specie affine al grafo deformato della grafìa fatta con la mano morta della rafia capovolta dall'aratro nel baratro dell'oscurità perpetua silente Silene la santoreggia si pavoneggia con il timo sopra il limo che il loto egiziano colonizza in toto lanterna una lantana nastro giallo il nasturzio astro viola dal bocciolo in bocca con un'altra tacca nel giardino mediterraneo si riposa in una bacca era il canto dell'acanto che non si ode sulla rotta indiana del cotone è disincanto ma nuovo vanto essendo fratelli dei bonsai forti e coraggiosi marinai che marinavano la scuola della vita perduti tra gli abeti induriti maggesi norvegesi il verde mutante delle piante diventa un gitante mutageno gigante che ha come predatore l'elefante e l'uomo arrogante gigaro stipa delle fate radica da pipa a Crotone sfoglio un quadrifoglio dalle foglie di numero forse infinito dondolo sul prossimo maggiociondolo mentre l'ulivo si culla sull'amaca neutronica neutrinica e la betulla con la pioggia di meteoriti si trastulla la bianca camelia indaffarata di Camelot e la bromelia come un'omelìa che ha attecchito in Italia una simbiosi della mitosi nella meiosi migliore pollinosi e l'autogenerazione del mito condiviso nel vento avventato meno spaventato di un pianeta arroventato sapendo che anche il più erto deserto qualche volta è rifiorito rinascendo divertito a nuovo dritto prodotto vegetale procariota nella botanica generale nel corso delle rocce con centomila facce l'evoluzione è una gara di bocce davanti alla palma quasi calma è dantesco l'orgoglioso alloro sforzesco di allora che ammalia la dalia come la cuscuta è ben radicata sulla cicuta di Socrate con il simbolo del vandalo e l'obolo per il discobolo e il disco volante volente o nolente avvistato sul cielo di Noli tra cumuli nembi nulli ma positivi Nembo Kid come qui pro quo mentre scoprire una scoperta è impossibile ma perchè l'universo è più ampio dell'ampiezza si ricorda alla piccolezza del quadrumane con la manìa della grandezza che solo della rosa canina di adesso esiste una possibile certezza ma così poco probabile. CONTINUA |